Simbolo egizio: la croce egizia Ankh
Uno dei simboli più celebri e utilizzati dell’antico egitto e del mondo è la croce ankh. Si tratta di una croce con la parte superiore a forma di anello, simile a una chiave, che rappresenta la vita eterna, il sole del mattino, la purificazione, il potere vivificante dell’acqua, la chiaroveggenza e l’unione degli opposti come la terra e il cielo, l’uomo e la donna (Iside e Osiride).
Il simbolo è associato al “Nodo della dea Iside” e al suo potente culto tra il 3150 e il 2613 a.C. È noto anche come crux ansata dai cristiani copti, a rappresentare la vita e l’immortalità. Questo simbolo appare in dipinti, sulle pareti dei templi e nelle tombe, poiché era considerato la chiave dell’esistenza e veniva utilizzato come amuleto per garantire la protezione divina.
Significato dell’emblema egizio: il nodo di Iside
Conosciuto anche come Tiet/Tyet, noto come nodo di Iside o sangue di Iside, assomiglia molto al simbolo Ankh, fatta eccezione per le braccia rivolte verso il basso. Veniva usato come amuleto funerario in pietra rossa o vetro ed era associato a numerose dee, oltre che a Iside. Simboleggia i concetti di vita eterna e resurrezione.
Rappresentazione egizia: Il pilastro Djed

Conosciuto come “la spina dorsale di Osiride“, rappresenta la forza e la stabilità ed è legato al dio Osiride del mondo sotterraneo e al dio Ptah della creazione, il che lo rende un simbolo di resurrezione e vita eterna. Gli antichi egizi credevano che il pilastro Djed fosse la combinazione dei quattro pilastri che sostenevano i quattro angoli della terra.
Veniva anche utilizzato come polo della fertilità, innalzato durante le feste che ponevano l’accento sull’equilibrio nella vita e sulla speranza nell’aldilà, offerta dai grandi dei dell’antico egitto. Una colonna Djed si trova spesso sul fondo dei sarcofagi, dove poggiava la spina dorsale del defunto, affinché l’anima potesse sollevarsi e camminare nell’aldilà.
Lo scettro divino Ouas
Questo simbolo rappresenta un bastone cerimoniale con un’estremità biforcuta e una testa simile a quella di un animale; è spesso raffigurato insieme all’ankh o tra le mani di un dio (spesso Seth o Anubis).
Rappresenta il dominio e il potere ed è considerato responsabile della cura del defunto; veniva spesso utilizzato come corredo funerario.
Significato del simbolo egizio: KA nell’antico egitto
Il Ka viene solitamente tradotto come “anima” o “spirito“. Il ka nasceva insieme all’individuo. Si credeva che il dio dalla testa di ariete Khnum modellasse il ka sul suo tornio da vasaio alla nascita di una persona. Si pensava che, alla morte, una persona “incontrasse il proprio Ka”. Il Ka di una persona continuava a vivere dopo la morte del corpo.
Alcune tombe includevano modellini di case, poiché il Ka aveva bisogno di un luogo in cui abitare. Offerte di cibo e bevande venivano lasciate all’ingresso della tomba affinché il Ka potesse mangiare e bere.
Lo scarabeo egizio, Khêpri

Rappresentando la trasformazione, l’immortalità e la resurrezione, l’iconico scarabeo è in realtà un tipo di stercorario associato agli dei. Perché? Lo scarabeo depone le uova in una pallina di sterco, che nutre i nuovi nati una volta schiusi. Si pensava che la storia dello stercorario simboleggiasse come la vita nasca dalla morte.
La storia del dio Khepri è ispirata allo scarabeo stercorario, poiché era noto per far rotolare il sole nel cielo, proteggendolo negli inferi durante la notte e aiutandolo a sorgere come l’alba il giorno successivo.
Simbolismo egizio: Il fiore di loto nell’antico egitto

Il simbolo del loto è considerato una vera icona nella mitologia e nell’arte dell’antico egitto. Il fiore, noto anche come “ninfea”, si chiude di notte, affonda nell’acqua e poi si risveglia al mattino; per questo è diventato un simbolo del sole, della creazione e della rigenerazione.
Il loto era associato ad Atum-Ra, il dio del sole, come un loto gigante emerso dalle acque primordiali del Nun da cui apparve il dio-sole. Nel culto di Osiride, il simbolo era legato all’immaginario funerario e al defunto che entrava nel mondo degli inferi, simboleggiando la reincarnazione.
Il simbolo era comunemente usato nell’arte per rappresentare l’Alto Egitto. È stato ritrovato in luoghi d’onore in tutto l’Egitto, sull’architettura dei capitelli delle colonne egizie a rappresentare l’albero della vita, nelle tombe, nei geroglifici, nei papiri, sui troni e sui copricapi dei faraoni divini.
Simbolismo egizio: Shen

Un cerchio di corda che non ha né inizio né fine, per formare un legame ininterrotto che simboleggia l’infinito, la completezza, l’eternità e la protezione, rendendo questo simbolo estremamente popolare e diffuso.
La parola “Shen” deriva dall’antico egizio e significa “cerchiare“; l’amuleto di Shen era indossato da tutti, inclusi i re.
Molte divinità come Horus e Iside sono raffigurate mentre tengono lo Shen, che gli antichi egizi onoravano come simbolo di simmetria e perfezione.
Occhio di Udjat (Occhio di Horus)
Conosciuto anche come (Uto, Udjat, Ouadjet), l’occhio di Horus rappresenta la guarigione, la protezione, la buona salute e il potere regale; è il più celebre dei simboli dell’antico egitto. L’occhio sinistro apparteneva al dio del cielo Horus, che lo donò per salvare suo padre Osiride.
Questo simbolo era estremamente famoso e potente all’epoca, poiché possedeva poteri curativi e veniva utilizzato come strumento medico per misurare gli ingredienti durante la preparazione dei farmaci. L’occhio sinistro rappresenta la luna ed è considerato un simbolo di sacrificio. Il suo occhio destro è noto come l’occhio di Ra, il dio del sole.
L’Occhio di Ra/Rê

Da non confondere con l’Occhio di Horus, l’Occhio di Ra si distingue per essere l’occhio destro anziché quello sinistro. Ra era un dio del sole egizio e il suo occhio è considerato un’estensione del suo potere. Sebbene l’Occhio di Ra rifletta molti degli stessi concetti dell’Occhio di Horus, comporta anche un aspetto di pericolo e violenza, poiché rappresenta il calore e l’ira del sole.

Scettro e flagello (Hekha e Nekhakha)

Lo scettro e il flagello erano considerati un simbolo del potere dello Stato, della potenza e del controllo assoluto del re sui suoi sudditi. La parola “Hekha” è un epiteto di Osiride che significa “governare” ed è considerato un simbolo del potere regale e del dominio.
Il Seba
Il Seba è la rappresentazione della stella nell’arte egizia. Ispirato a una stella marina, con cinque raggi equidistanti, il seba era il simbolo delle costellazioni o degli dei-stella. Racchiuso in un cerchio, il seba rappresentava il Duat, o l’aldilà, dove il sole scompariva ogni notte e dove le anime dei morti salivano dopo la morte. La parola seba significa “apprendimento” o “disciplina” ed è associata a porte e portali.

Le 6 corone egizie
1. La corona Hedjet
La Corona Bianca. Era la corona dell’Alto Egitto (sud).
L’Hedjet è il nome della corona faraonica formale che faceva parte delle insegne adottate dalla regalità dell’Alto Egitto. Si trattava di un grande copricapo conico di colore bianco. Nel corso della lunga e ricca storia del Basso e dell’Alto Egitto, i faraoni sono raffigurati con le loro gloriose insegne uniche, che evocano l’esistenza di due nazioni distinte unificate sotto un unico monarca.
Le corone tipiche – la corona rossa (Deshret) che rappresenta il Basso Egitto e la corona bianca (Hedjet)
che rappresenta l’Alto Egitto – erano una parte importante del simbolismo regale. Dopo l’unificazione del paese, l’Hedjet fu combinato con il Deshret per formare lo Pschent, la doppia corona d’Egitto.
L’Hedjet è associato a diverse divinità egizie. Ci sono molti casi in cui la dea Nekhbet è stata mostrata mentre la indossava, e anche Horus, il dio falco, è stato spesso raffigurato con la corona bianca.
Anche il dio Osiride è stato associato all’Hedjet, poiché si combina con le piume di struzzo rosse per formare l’unica corona Atef di Osiride.
I materiali con cui era costruito l’Hedjet sono oggetto di pura speculazione, poiché finora non è stata ritrovata alcuna corona bianca. Ciò indica che la corona potrebbe essere stata tramandata ai monarchi successivi, come avviene solitamente nelle monarchie attuali.
2. La Corona Deshret
La Corona Rossa. Era la corona che rappresentava il Basso Egitto (nord).
Il Deshret (Il Rosso) confermava il re come sovrano del Basso Egitto. Sebbene non rimanga alcun esempio di queste corone (a nostra conoscenza), gli studiosi hanno ipotizzato che fossero fatte di tessuto o cuoio con un filo, forse di rame, che terminava a spirale.
La corona rossa, o deshret, potrebbe avere avuto origine nell’Alto Egitto, sebbene sia diventata infine il simbolo del Basso Egitto. Un frammento di un grande vaso risalente alla fine di Naqada I, vicino alla città di Nubt, la città di Seth, presenta una rappresentazione in rilievo della corona rossa; sulla tavolozza di Narmer (su un lato) e sulla testa di mazza, la figura del re è raffigurata mentre indossa la corona rossa.
Secondo la mitologia egizia, il Deshret fu inizialmente donato al dio Horus da Geb per simboleggiare il suo regno sul Basso Egitto. Era indossato dalla dea Wadjet ed era anche chiamato “nt” nel Medio Regno a causa della sua associazione con la dea Neith.
3. La corona Pshent
La doppia corona, la corona rossa e la corona bianca riunite per rappresentare un Egitto unificato. Sebbene l’Egitto non sia sempre stato una nazione unificata, era più forte in questo modo. Ecco perché l’unificazione era auspicabile. Narmer (Menes), fondatore della prima dinastia intorno al 3100 a.C., fu il primo uomo a indossare questa corona.
4. La Corona Atef
La corona Atef era indossata da Osiride. È composta dalla corona bianca dell’Alto Egitto e le piume rosse sono rappresentative di Busiris, il centro di culto di Osiride nel Delta.
5. La Corona Khepresh
La corona blu (la Khepresh) era un copricapo in tessuto o cuoio blu, ornato da dischi di bronzo o oro. La corona blu veniva indossata durante le battaglie e le cerimonie.
6. Il copricapo Nemes
Il copricapo Nemes, o copricapo a strisce blu reale, non è una vera corona ma un tessuto che spesso copre una corona e la parte posteriore della testa. Due lembi di tessuto pendevano lungo le orecchie sulla parte anteriore delle spalle e, sul retro, il tessuto era annodato insieme in una treccia e dotato di anelli. Il mitico cobra Uraeus, indossato da dei e re, era spesso associato a questo copricapo e simboleggiava il potere e il dominio sulla virilità e la prosperità della terra.
Il Nemes non è strettamente una corona, ma piuttosto un copricapo a strisce. Copriva l’intera testa, estendendosi a volte un po’ più in basso sulla schiena, e aveva due lunghi lembi che pendevano dietro le orecchie e davanti alle due spalle. La prima rappresentazione del nemes (con un uraeus) è l’etichetta in avorio di Den della prima dinastia. Oltre agli uraeus, veniva talvolta combinato con la doppia corona (ad esempio sulle grandi statue di Ramses II fuori da Abu Simbel).
L’uraeus
L’Uraeus, utilizzato come simbolo di sovranità, regalità, divinità e autorità divina nell’antico egitto.
L’Uraeus è un simbolo della dea Ouadjet, una delle prime divinità egizie, che veniva spesso rappresentata come un cobra. Il centro del suo culto era a Per-Ouadjet, chiamata in seguito Buto dai Greci.
Divenne la patrona del delta del Nilo e la protettrice di tutto il Basso Egitto, tanto che la sua immagine veniva portata dai faraoni come ornamento per la testa, inizialmente come corpo di Ouadjet sulla sommità del capo o come corona che circondava la testa, diventando sempre parte integrante della loro corona, indicando la sua protezione e la sua concessione sulla terra. Il faraone era riconosciuto solo attraverso l’indossare l’uraeus, che conferiva legittimità al sovrano.
L’Ouroboros

L’ouroboros è uno dei simboli del sole; rappresenta i viaggi di Aton, uno degli aspetti del dio sole. Rappresenta la rinascita, la perpetuità e la ricreazione. Il simbolo fu creato quando Atum emerse dalle acque oscure sotto forma di un serpente che si rinnova ogni mattina.
È conosciuto come un simbolo dell’infinito ed è utilizzato in molte culture diverse, come nella mitologia greca e scandinava.

Siamo giunti alla fine del nostro articolo; ora ne sapete un po’ di più sui simboli egizi e sul loro significato. Anche se questo elenco rimane non esaustivo, l’antico egitto è ancora ricco di moltissime storie da scoprire.
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